Il Male Nero
(Un bel giorno… lo incontri e lo inviti a entrare)
La finestra del primo piano era ampia e vecchia, i suoi antichi vetri fatti a mano deformavano il paesaggio di giorno e le facce riflesse di notte, da essa era possibile osservare il paese ai piedi della piccola collina dove era stata costruita la casa. La finestra era l’unico tramite che lo legasse alla vita esterna… osservava tutto da lì: il succedersi delle stagioni, la gente, le auto e le biciclette, il lavoro nelle botteghe, i turisti che casualmente passavano per quel luogo, le nuvole e il vento… tutto passava davanti alla sua finestra… la finestra, una grande televisione sempre accesa su un programma che non poteva cambiare e che non poteva interrompere, ma che in qualche modo lo interessava ancora.
Un tempo, prima del Male Nero, dalla finestra sarebbe stato semplice vederlo camminare tra la gente del paese, a vivere Lui stesso quel programma, con la stupefacente possibilità di poterlo cambiare… di decidere almeno per la propria vita. Ma il Male Nero un giorno arrivò, silenzioso, rassicurante, leggero e avvolgente… Lui lo invitò, lo accolse nella sua casa, lo fece accomodare… non si accorse del pericolo e soprattutto di quelle mani, piccole, timide, rosse, fredde e…. senza unghie… mani che non sapevano graffiare, che apparentemente non potevano farti del male… ma che sapevano accarezzare delicatamente, piano, molto piano, per logorare e consumare.
Lui non si accorse di nulla e strinse una profonda amicizia con il Male Nero, che da quel giorno non uscì più da quella casa… da quel giorno anche Lui non uscì più da quella casa.
Il Male Nero non amava quella grande finestra, non approvava quel legame con la vita esterna… la possibilità di uscire… la facoltà di scegliere… di avere una speranza. Non lo avrebbe permesso. La speranza non sarebbe mai più entrata nel cuore di quel nuovo amico… le sue piccole mani lo avrebbero impedito.
Le continue carezze agli occhi e al cuore fecero sì che alla grande finestra non vi fosse più nulla di interessante da osservare, giorno dopo giorno la vita esterna appariva sempre più grigia, come i suoi occhi allo specchio… Lui non se li ricordava di quel colore ma forse erano stati sempre così… ora non gli importava nulla del mondo esterno… non lo attraeva più.
Non lo si vide più alla finestra a contemplare quell’inutile grigiore… steso sul suo divano in compagnia del Male Nero si godeva quelle piccole mani gentili che gli sfioravano il corpo, lo derubavano di ogni energia, gli consumavano le carni e si nutrivano del suo calore… si addormentava ogni giorno stretto nell’abbraccio di quelle piccole mani fredde e rossicce.
Un giorno la porta della casa si aprì, ne uscì il Male Nero… solo. Lento, leggero e gentile scese tra la gente del paese, in molti non lo notarono, non lo videro, come se non esistesse, in diversi invece lo salutarono e solo alcuni lo invitarono… il Male Nero scelse il suo nuovo amico e si accomodò nella nuova casa.
Qualche giorno passò prima che la porta aperta della casa sulla collina attirasse la curiosità di qualche abitante… trovarono solo un corpo che li fissava con occhi verdi senza vita.