Introduzione

Mai avrei pensato che le parole che disse il prof. Recupero (pace all’anima sua) al me giovane, innocente e inesperto sul mio lavoro di tesi, sarebbero state così profetiche, solamente un paio di vite dopo: “L’introduzione va scritta alla fine di tutto”! Certo, lo sanno tutti, ma allora lo ignoravo e, se mi metto a pensare oggi a come sarebbe stata questa introduzione prima dell’inizio di questa vera e propria “avventura” che vado a presentare, mi verrebbe da ridere, e non poco. Il motivo è che questo progetto è stato come una creatura in costante e perpetua mutazione, quasi impossibile da ipotizzare alla partenza. E’ stata una continua ed esponenziale esplosione come forse neanche nei meandri più reconditi della mente di Fabrizio Reginato era possibile figurarsi. Mi coinvolse anni fa: “queste storie devono prendere vita, in maniera diversa da quella classica, legata solamente alla scrittura”, questa era la semplice e lineare intuizione dell’autore. Partendo dal fatto e dalla consapevolezza che da secoli le favole si prestano a illustrazioni o rappresentazioni, in quell’abbozzo di pensiero…nulla faceva presagire a quello che sarebbe poi accaduto.

Dunque, hai nove storie/Favole Nere, per dare vita a esse si sono scelti quattro metodi espressivo-realizzativi: la lettura, la musica, la trascrizione e il disegno/ illustrazione. Più facile a dirsi che a farsi. La parte più difficile e lunga, estremamente lunga ma giustificata, era quella del reperimento del materiale umano, visto che l’indirizzo fin dall’inizio è stato quello di trovare un autore/collaboratore per ogni storia per ognuno di questi aspetti. E qui la matematica ci aiuta e non lascia dubbi: 9 x 4 fa 36. Dunque…36 persone che prestano la loro straordinaria voglia e impegno per far parte di un’opera collettiva così grande e per lungo tempo rimasta sottotraccia?!? Solo dopo poco tempo io e Fabrizio ci accorgevamo che non era affatto facile, 36 era un numero che, se preso da solo non particolarmente corposo, era invece molto, ma molto ambizioso. Alla fine ci siamo riusciti e, come vedremo, siamo andati addirittura oltre ogni aspettativa.

Ricordiamo anche che nella testa di Fabrizio, questo era principalmente un progetto con finalità benefiche, e così è rimasto, con altra grande nostra soddisfazione. Altri aspetti difficili: il coinvolgimento sarebbe venuto solo per passione, essendo un lavoro no-profit; unica imprescindibile discriminante: collabori se sei in linea con gli intenti del progetto stesso e, naturalmente, se ti piacciono le storie o la storia che hai scelto, perché -aspetto importante- ognuno ha avuto la possibilità di scegliere secondo le disponibilità e la propria sensibilità e preferenza, con la premessa che la storia prescelta piacesse davvero.

Il tutto sarebbe venuto da sé. Ma…così però non è stato, e aggiungerei…per fortuna! Coinvolgere le persone, che grande e straordinario privilegio è stato. Faticosissimo…ma un grande privilegio. Personalmente penso sia stata la cosa più bella di tutto il progetto. Certo, alcuni sono professionisti, e con loro il “processo”, diciamo, era molto più comodo e naturale, per tutti gli altri che potenzialmente avevano al loro interno, nel loro essere, una di queste qualità, è stato, appunto, un privilegio unico. Questo perché l’intuire che qualcuno ha dentro qualcosa, stimolarlo, farlo “esplodere”, piuttosto che dissotterrare una qualità, una passione, in qualcuno che pensava che questa fosse sepolta per sempre, è una delle missioni più belle che noi, umili individui in transito terreno, possiamo compiere gli uni per gli altri. Produrre arte è energia, e questa, una volta prodotta, si espande, si concede al mondo e, naturalmente, anche a chi l’ha stimolata. Così, il materiale umano è il fulcro di questo progetto, ancor prima dei risultati: gente che si è appassionata a una storia, ragazze, ragazzi, donne e uomini che per qualche attimo (per i più solerti) o per lunghi mesi, si sono concesse una pausa dalla caotica quotidianità per “creare”. Questo è tutto. Fermarsi, staccarsi, pensare, creare, e produrre una sorta di energia, di luce che illumina tutto. Ebbene, lo sforzo di ognuno di loro è esso stesso la più bella opera d’arte che un individuo può concepire.

Persone che utilizzavano la propria voce magari solo marginalmente nell’ambito lavorativo, ma che non sapevano del vulcano di possibilità che hanno dentro, hanno fatto letture straordinarie. Altre che hanno liberato la loro ispirazione per fare dell’esercizio della scrittura su carta e non, qualcosa di magico. E poi, le musiche, quelle bellissime interpretazioni certo appartenenti ad un mondo più “tecnico”, ma pur sempre enormi lavori, a volte proprio per la loro apparente semplicità. E le illustrazioni, ancora una volta uno stimolo, delle opere ispirate e creative uniche, con risultati sorprendenti. E poi, alla collaboratrice o collaboratore chiedevamo anche una foto e una biografia. E anche qua, nonostante i -poco- vincolanti limiti imposti da noi, abbiamo visto quanto e come la gente sia straordinaria: alcuni si sono raccontati parlando della loro vita professionale e non, alcuni sottolineando solo gli aspetti “artistici”, altri si sono raccontati attraverso la poesia, altri facendo una biografia legata anche all’opera prodotta e, in un caso, facendo l’elenco delle proprie ispirazioni/passioni. Insomma, che grande cosa sono le persone, anche in un esercizio così semplice e, apparentemente, minimale. Viva le moltitudini, siamo tante cose nello stesso momento, in parte uguali, ma spesso diverse.

Tornando alle cose più pratiche, certo non è facile coordinare dei lavori, anche se scollegati e indipendenti l’uno dall’altro. Quando hai delle scadenze vaghe, la gente tende a procrastinare, ma alla fine tutti, ma proprio tutti hanno fatto qualcosa di memorabile, alcuni solcando dei percorsi di semplicità, altri complicandosi la vita, ma tutto, sempre al servizio della creatività.

Dicevamo che tutti e 36 sono lavori originali e autonomi, ma per chi coordina, saltano fuori delle connessioni che difficilmente verranno tranciate. L’augurio è che questa sorta di comunità -inconsapevole- produca cose forse a noi ancora ignote. Una sorta di rete, tutto è indipendente ma legato, e ogni nodo regge il tutto.

E veniamo al focus stesso del lavoro: le Favole Nere. La cosa notevole e intuizione giusta dell’autore, è stata di assegnare aspetti del progetto a persone diverse. Alcuni avrebbero pensato a dei team fatti da quattro persone che, in sinergia, creassero letture/trascrizioni/musiche/illustrazioni coerenti l’una con le altre all’interno della stessa favola. Io personalmente potevo essere uno di questi, visto il mio pensiero tutto sommato organizzato e schematico, ma solo a metà lavori consegnati ho capito quale fosse la forza dirompente dell’impostazione più lontana dal mio sentire. Cosa è accaduto nello specifico? Ricevuta una lettura e una musica di una stessa storia, ho capito tutto! La lettura era estremamente drammatica e tutto sommato cupa, in perfetta linea con la storia, semplicemente perfetta. Poi, mesi dopo, è arrivata la parte musicale: era una sorta di viaggio onirico quasi malinconico, che non snaturava la storia stessa (essendo inalterato il messaggio) ma la “vestiva” di un’aurea, una sensibilità diversa, come fosse una Murder ballad, perfetta anch’essa. Dopo è stato completato il disegno, dove veniva introdotto un gusto tra il macabro, il divertito, l’ironico e quasi horror. Anche questa era la scelta giusta! Cos’era successo? Avevano tutti e tre raggiunto la perfezione, ma con sviluppi totalmente differenti! E lì l’illuminazione: le storie hanno sfaccettature molteplici, sta alla sensibilità di questi grandissimi collaboratori trovare la chiave giusta. In alcuni casi c’è stato un approccio asfissiante, in altri ironico, per poi passare alla tematica sognante, appunto onirica, schematica, grafica, ritmata, cadenzata, persino giocosa, multidisciplinare in alcuni casi, monocromatica e “semplice”, in altri. E tutte vanno bene, tutte sono giuste. Insomma, grazie a tutti per aver aperto il mio spettro percettivo! Questo è quello che speriamo capiti a tutti i fruitori di questo progetto.

Un lavoro del genere prima o poi finirà, terminata la raccolta delle 36 versioni, lasciamo uno spiraglio aperto agli extra (alcuni già presenti, come le traduzioni in altre lingue, oppure i filmati, le interviste, le bozze, prove, gli outtake e molto altro in cantiere), che a essere sinceri, al momento della stesura di questa introduzione, ancora non sappiamo bene dove ci porteranno.

La prima “interfaccia” è stata Instagram, tenuta volutamente un po’ misteriosa, in cui sono stati proposti degli assaggi delle opere, delle foto e delle biografie di tutti i collaboratori. E ora, finalmente esce il sito, fin dall’inizio individuato come il contenitore principe di tutto. E poi verrà molto altro, speriamo…

Tra le tante cose che possiamo augurarci, ne focalizzerei infine solo due: la prima è che questa esperienza funga da motore per una sensibilizzazione verso il sociale, attraverso le due raccolte facoltative benefiche che noi consigliamo, e la seconda è che, dal piacere della scoperta, lettura, visione, ascolto del tutto, la gente sia stimolata, perché, ricordiamocelo e ripetiamocelo fino allo sfinimento: la creatività è dentro di noi, è lì che galleggia nel nostro infinito e complesso Oceano interiore. Stimoliamola, tiriamola fuori, appena possiamo, mettiamo da parte la pigrizia, a volte non è facile e forse doloroso, ma il più delle volte è piacevole, ma, ve lo assicuro…ne vale la pena!

Buone Favole Nere a tutti!

Milano/Valtellina/Mondo febbraio-maggio 2026

Claudio Mariani