Portici Neri

(e vissero felici e contenti… ma solo nelle favole)

E’ sempre stato necessario prepararsi all’arrivo dell’inverno… strati di lana, dura, lisa e sporca, un carrello pieno di cose, utili e inutili, con la fame, la sete, la voglia di nicotina e di un bicchiere di vino, di qualsiasi altra cosa che possa scaldare le mani, rilassare la mente, far apparire quei portici neri come luoghi incantati.

Sono scomparsi tutti da molto tempo, solo ombre e parole lontane, ora esistono solo immagini grigie, non si capisce da dove vengano, dove vadano e cosa facciano, a cui a volte si protende una mano o una voce, ma sono fantasmi, entità vacue che non si accorgono di nulla, vivono in un’altra dimensione, non vedono ciò che li circonda, non parlano la tua lingua.

Quattro strati di cartone spesso, grande e asciutto per combattere il gelo del marmo nero del portico, unico tetto della tua vita, tante coperte per contrastare i morsi del freddo e aspettare che scompaia la luce del cielo per quella finta del portico nero. Notte, un’altra.

A volte gli angeli arrivano con un sorriso e qualcosa di caldo e con parole gentili, anch’esse ti scaldano anche se non parlano la tua lingua, poi svanisce tutto, il calore, le parole e gli angeli, ritorna il freddo e la solitudine della notte, anche i fantasmi sono scomparsi, a volte qualcuno passa ma anche quei pochi esseri notturni non vedono nulla e non parlano la tua lingua.

Soli ci si addormenta notte dopo notte.