Cinzia Marzioni
Figlia del boom economico degli anni ‘60, ha perfettamente integrato nella sua personalità le tavole imbandite di tutte le regioni italiane con cui ha avuto relazioni profonde, centro-Italia e isole comprese. La sua vita è stata molto presto segnata dall’informatica: infatti suo padre lavorava all’Olivetti e ha potuto farle percepire fin dalla fine degli anni ‘60 l’avvento del software e dei computer. Questo ha avuto due effetti principali: ricevere in dono a otto anni una meravigliosa cassetta per dipingere a olio (il nesso esiste, ma non è importante) e la convinzione che l’informatica sarebbe stata il lavoro del futuro.
Ha iniziato la sua carriera di ri-lettrice a sei anni e ritiene di aver riletto Orgoglio e pregiudizio almeno cento volte. L’incontro a dieci anni con una biblioteca molto accogliente ha messo le basi per un approccio onnivoro alla conoscenza: dal vulcanesimo e tettonica a zolle, all’ecologia, alla cosmologia, a Konrad Lorenz, a J.M. Keynes, a Muhammad Yunus; dall’arte antica ai miti greci e nordici, ai fumetti, a Verne, Stendhal, Kipling, Gadda e Pennac, da Aristofane a Pirandello e Caryl Churchill.
La sua educazione all’immagine è cominciata con un libro di rappresentazioni artistiche della Madonna nella storia dell’arte, ed è proseguita per tutta la vita. Durante gli anni di Università, rinunciava volentieri alla preparazione di esami di ingegneria elettronica per realizzare nature morte in stile cezanniano. Constatata l’impossibilità a diventare una pittrice, la sua passione per l’arte è continuata nella veste di fruitrice fino a trasformarsi nel collezionismo di arte figurativa del ‘900, con un gusto speciale per gli autoritratti. È inoltre membro del gruppo fondatore del MUGX, museo virtuale di Giandante X e coautrice di un libro sull’artista.
La lettura precoce di tutto il teatro di Pirandello è stata la causa diretta di una predilezione per il teatro di prosa rispetto a tutte le altre arti performative. Da alcuni anni ha concretizzato questa passione diventando recensitrice teatrale per una rivista web.
L’amore per la calligrafia non ha mai assunto aspetti patologici, se si vogliono escludere le decine e decine di stilografiche che condivide con suo marito, i pennini calligrafici, i rapidograph, gli inchiostri e così via.
Sta ancora cercando di capire cosa farà da grande. Pubblica i progressi in tal senso sul suo profilo Instagram.