Michela Giuffrida
Siciliana, ribelle per l’epoca ancora tradizionalista della metà degli anni 60, non potendo perseguire il sogno dell’Istituto d’Arte, troppo “chiacchierato e fuorviante” per una ragazza di “buona famiglia”, aggiusta il suo futuro con studi economici, del tutto indifferenti, e non ha la possibilità di gustarsi il tempo libero della disoccupazione, iniziando subito a lavorare per una multinazionale.
La svolta arriva quando, approfittando di un periodo di cassa integrazione, corona il proprio sogno iscrivendosi e frequentando l’Accademia di Belle Arti, diversamente giovane tra i giovani, ma ancora più giovane nell’anima.
Partecipa a diverse collettive e prosegue nelle attività pittoriche, pur rientrando “rassegnatamente” alla attività lavorativa in multinazionale.
Vive costantemente divisa in due: la perfetta impiegata e la libera artista disordinata e creativa.
Ama la lettura ed i gatti.
Aspetta la pensione ed il tempo libero che verrà!